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Quando le grandi opere per la costruzione della Torre di Babele erano appena agli inizi e l'attività dei cantieri ferveva, tutti lavoravano con entusiasmo all'opera magnifica e ogni sera tavolate ricolme accoglievano gli operai stanchi.
Se ancora la lingua era una sola, non così i prodotti della terra: le tante tribù impegnate nella costruzione portavano ciascuna i piatti della propria tradizione e dalle cucine si levavano ad ogni angolo i più svariati profumi.
Ciascuno era libero di scegliere dove sedersi e ciascuno liberamente godeva dei cibi preparati secondo gli stili più diversi. C'era la tavola delle carni e quella dei formaggi, i piatti di verdure, i legumi e i cereali, ogni tipo di pane, ogni varietà di vino. Sidro e birra, acqua e granatina.
L'ospitalità era doverosa e garantita e intorno alla tavole imbandite svanivano i problemi di significato. Poi le cose andarono come sappiamo. Le storie ufficiali non dicono tuttavia che, se il Signore divise le lingue dell'Uomo, graziò purtuttavia il palato.
Così, nel corso della storia, una tavola imbandita è sempre stata sinonimo di pace, ospitalità e comunione.